

Nel percorso di cura del paziente con dolore cronico, il medico di medicina generale ha un ruolo centrale. È la prima figura a cui il paziente si rivolge. Inoltre, è spesso il punto di riferimento per l’80% dei casi gestibili direttamente sul territorio. Ma quando è invece il momento di inviare il paziente allo specialista? Quali strategie non farmacologiche sono oggi disponibili? E verso quali direzioni sta andando la ricerca in terapia del dolore? Sono questi i temi al centro dell’intervento di Riccardo Rinaldi (AISD) nella sessione “SIMG incontra AISD Lazio”, nell’ambito del Congresso Regionale SIMG Lazio.
Quando rivolgersi allo specialista del dolore
Non esiste un’unica regola. Tuttavia, alcuni segnali dovrebbero orientare verso l’invio a un centro di terapia del dolore:
- un dolore che persiste oltre i 3 mesi, o comunque oltre i normali tempi di guarigione;
- un dolore moderato-severo, che limita il sonno, il movimento, il lavoro o la vita quotidiana;
- un dolore neuropatico, con sintomi come bruciore, scosse, formicolii, allodinia o iperalgesia;
- il sospetto di una componente nociplastica o di sensibilizzazione centrale: in questi casi il dolore è spesso diffuso e si accompagna a stanchezza e disturbi del sonno;
- un dolore misto, in cui si sovrappongono componenti nocicettive, neuropatiche e nociplastiche;
- una terapia farmacologica complessa, ad esempio in politerapia, con effetti collaterali o con risposta insufficiente;
- la necessità di procedure interventistiche, come blocchi, infiltrazioni ecoguidate, radiofrequenza o neuromodulazione;
- un dolore persistente dopo un intervento chirurgico, inclusa la Persistent Spinal Pain Syndrome;
- condizioni cliniche complesse, tra cui CRPS, nevralgia post-erpetica, neuropatie, radicolopatie persistenti o dolore oncologico.
In tutti questi casi, l’obiettivo dell’invio allo specialista è arrivare a una valutazione specialistica e a una terapia personalizzata.
Le procedure antalgiche mini-invasive
Accanto alla terapia farmacologica, la medicina del dolore dispone oggi di un ampio ventaglio di trattamenti mini-invasivi non farmacologici, eseguiti sotto guida ecografica o radiologica. Di seguito, una panoramica delle principali tecniche.
Procedure infiltrative e blocchi diagnostico-terapeutici
Le infiltrazioni articolari, periarticolari e sui trigger point sono indicate in caso di artrosi o dolore miofasciale. I blocchi diagnostico-terapeutici, tra cui il blocco della branca mediale, agiscono invece sul dolore neuropatico periferico e sulla sindrome delle faccette articolari. Le procedure epidurali — interlaminari, transforaminali o caudali — trovano indicazione in caso di radicolopatie e stenosi selezionate.
Radiofrequenza pulsata (PRF)
Un’altra opzione è la radiofrequenza, termica o pulsata. In particolare, la radiofrequenza pulsata (PRF) è una tecnica di neuromodulazione che agisce sul ganglio della radice dorsale, struttura chiave nella genesi e nella trasmissione del dolore neuropatico radicolare. Attraverso brevi impulsi di corrente ad alta frequenza, e mantenendo la punta dell’elettrodo sotto i 42°C, la PRF modula la trasmissione del dolore senza produrre una lesione termica del nervo.
PENS e TENS
Anche la stimolazione elettrica ha un ruolo importante. Da un lato, la PENS (Percutaneous Electrical Nerve Stimulation) utilizza aghi sottocutanei per una stimolazione mirata, indicata per il dolore muscoloscheletrico e neuropatico periferico. Dall’altro, la TENS (Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation) agisce con elettrodi cutanei ed è utile, ad esempio, in caso di cervicalgia, sciatalgia, dolore miofasciale e dolore neuropatico muscoloscheletrico.
Epiduroscopia
Quando il dolore resiste ai trattamenti convenzionali, può essere indicata l’epiduroscopia. Le principali indicazioni comprendono la Failed Back Surgery Syndrome, la lombosciatalgia cronica resistente alle terapie convenzionali, la fibrosi epidurale post-chirurgica e il dolore persistente dopo chirurgia dell’ernia del disco.
Neuromodulazione
Infine, la neuromodulazione rappresenta il livello più avanzato dell’interventistica antalgica. Comprende tre approcci principali: la Spinal Cord Stimulation (SCS), utile nel dolore neuropatico persistente; la stimolazione del ganglio della radice dorsale (DRG stimulation), particolarmente indicata quando il dolore è focale e ben definito; e la Peripheral Nerve Stimulation (PNS), che agisce direttamente su specifici nervi periferici.
Il filo conduttore di queste tecniche è sempre lo stesso: precisione, sicurezza e minore invasività rispetto alla chirurgia tradizionale.
Le prospettive future: l’epigenetica
Una delle frontiere più promettenti della ricerca riguarda l’epigenetica, l’insieme dei meccanismi capaci di attivare o silenziare l’espressione di un gene senza modificarne la sequenza del DNA. Studi recenti mostrano infatti come l’interazione tra fattori genetici, ambientali e psicologici possa influenzare questi meccanismi, contribuendo alla comparsa e al mantenimento del dolore cronico.
Di conseguenza, il modo di intendere il dolore cronico sta cambiando: oggi è definito sempre più come il risultato dinamico dell’interazione tra patrimonio genetico e fattori ambientali. Comprendere questi meccanismi apre così la strada a strategie di prevenzione e cura più mirate, personalizzate sul singolo paziente.
Per una panoramica completa delle terapie disponibili presso il nostro centro, consulta la pagina Terapie.
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